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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/145


Pantaloncino. Ma no ghe n’ho un per la rabbia. Caro vecchio, imprestemeli vu.

Lelio. Io? Non ho un soldo.

Pantaloncino. V ho pur dà stamattina vinti zecchini per vu, e trenta per l’abito della virtuosa.

Lelio. Bene; li ho spesi.

Pantaloncino. L’abito dove xelo?

Lelio. L’ ha avuto chi l’aveva d’avere.

Pantaloncino. Almanco dovevi lassarmelo veder.

Lelio. Dovevo portarvi l’abito sulla bisca?

Pantaloncino. Voggio andar adesso dalla cantatrice, a veder se l’abito ghe dà in tei genio.

Lelio. Sì, andate. Appunto ella vi attende per chiedervi la guar- nizione.

Pantaloncino. Guarnizion? Anderò un’altra volta. Ma caro vec- chio, impresteme sti diese zecchini. Savè pur, che co ghe n’ho, ve n’ ho sempre dà.

Lelio. Anch’ io, se ne avessi, ve li darei.

Pantaloncino. Cossa aveu fatto de vinti zecchini?

Lelio. Cosa avete fatto voi di due mille ducati?

Pantaloncino. Mi, i ho zogai.

Lelio. Ed io li ho spesi.

Pantaloncino. Inzegnemose per ste formaggiele.

Lelio. Io non saprei.

Pantaloncino. Vardè se gh’ avessi qualcossa da impegnar ; per i amici se fa de tutto.

Lelio. Io non ho niente.

Pantaloncino. Caro amigo, no me abbandona.

Lelio. Cosa posso fare per voi?

Pantaloncino. Son senza bezzi.

Lelio. Dovevate tralasciar di giocare. (eia)

Pantaloncino. Tolè suso. Questo xe el bel conforto che el me dà. Dovevate tralasciar di giocare. Un amigo parla cussi? Un amigo che me n’ha magna tanti? Furbazzo, se parlererho. Ma intanto son senza bezzi, e no so dove dar la testa.