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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/144


Pantaloncino. No no, no m’ importa de vederlo. Cossa diavolo ghe ^xe salta in testa? Xelo matto?

Lelio. E stato informato dello stato vostro. Ha saputo che i suoi denari erano sul banco d’una biscaccia, e fa il diavolo contro di voi e contro di me.

Pantaloncino. Se sto vecchio no gh’ averà giudizio, sangue de diana, ghe taggierò i garettoli.

Lelio. Voi volete precipitare.

Pantaloncino. No voggio che sti furbazzi me fazza perder la reputazion.

Lelio. Il medico vorrà il suo denaro.

Pantaloncino. Che el vaga da mio pare, e che el se lo fazza assicurar.

Lelio. Benissimo, se lo vederò, ghe lo dirò.

Pantaloncino. No ghe xe bisogno che vu ghe lo suggerì ; un mio amigo no ha da far ste figure.

Lelio. Vuole che io gliene renda conto. Ha preso in nota il mio nome ed il mio cognome.

Pantaloncino. Cossa gh’ aveu paura ? Vardeme mi, e no dubitè gnente. Vedeu sta mela? So doperarla. Vedeu sto abito mar- cantil? Se ghe porta respetto. E pò, che cade? Coi bezzi se giusta tutto.

Lelio. Ma se denari non ne avete più.

Pantaloncino. Se no ghe n’ ho, ghe n’ averò. A bon conto Co- rallina m’ ha promesso de darme altri cento e cinquanta ducati. E pò, ho fatto un negozio de formaggiele da Sinigaggia tempo sie mesi a pagarle, e anca da queste, vendendole subito, cavo un centener de felippi. Lelio, Buono: mangieremo del buon formaggio. Ve lo farò ven- der io.

Pantaloncino. No gh’ è altro mo, che bisogna che ghe daga drento de ancuo diese zecchini de caparra. Lelio, Li avete promessi?

Pantaloncino. I ho promessi.

Lelio. Quando avete promesso, bisogna darli.