Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/141


131


ATTO SECONDO.
SCENA PRIMA.
Strada
Lelio.

Oh pazzo maledetto! Non ho veduto una bestia simile a Pantaloncino. Si può sentire di peggio? Mettersi a tagliare a tre o quattro farabutti, e perdere in meno d’un’ora i due mille ducati che ha carpiti di mano a quel povero medico! Manco male che gli ho cavati cinquanta zecchini, prima che si sia posto a giocare. Se io tardava due ore, andavano ancora questi. Così gliene avessi buscati di più. Giacchè li ha da consumar malamente, è meglio che ne dia ad un galant’uomo, ad un amico, ad un uomo civile, che avendo poca entrata e poca volontà di far bene, ha bisogno di qualche incerto per poter godere il bel mondo.

SCENA II.
Dottore Malazucca e Lelio.

Dottore. Oh padron mio, ho piacere di rivederla.

Lelio. Servitore divotissimo, signor Dottore.

Dottore. Mi sono scordato, due ore sono, quando ella mi ha graziato, di domandarle il suo nome, il suo cognome e la patria.

Lelio. Ha forse da comandarmi qualche altra cosa?

Dottore. Non signore, ma quando ricevo qualche finezza, ho piacere d’aver memoria di chi mi ha favorito.

Lelio. (Diavolo! Questa mi pare una stravaganza). (da sè)

Dottore. Favorisca dirmi il suo nome. Lo metterò nel mio taccuino.

Lelio. Ma io non intendo ch’ella abbia meco alcuna obbligazione.

Dottore. So il mio dovere; la prego. (col taccuino in mano, e la penna)