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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/139



irragionevole, uno che non distingue le finezze del vero amore da quelle della vilissima compiacenza. (via)

Beatrice. Vostro danno. Per causa della vostra insolenza, perde- rete quaranta mille ducati di dote, ed una sposa bella, giovine e virtuosa. (via)

Pantaloncino. Della bellezza e della virtù me n’ importa poco, me despiase per i quaranta mille ducati : ma son cussi de na- tura. No posso dissimular. Ste dottoresse le me fa vegnir i do- lori. Stimo più una puttazza da Castello (0, che me diga te veggio ben, che no xe una de ste spua sentenze, che voi dottorar. Cossa m’ importa a mi, che la donna sappia parlar ne latin, ne volgar? Me basta che l’abbia impara a combinar ste do lettere : esse, i, si. Per mi co la dise sempre de sì, la xe la più gran filosofessa del mondo. Fine dell’ Atto Primo. (1) Uno dei sestieri di Venezia, nella parte orientale della città: anticamente era una d«l!e maggiori isole (col nome di Oli volo).