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de mi. No saveva come introdurme a domandarghe dei bezzi; e casualmente l’ho chiappa in parola, e el me zirerà diese mille ducati. Con questi salderò le mie piaghe, e per l’avegnir leverò el manizzo a mio fio, e le cosse le anderà con più regola, con più direzion. Ah, se mio fio se muasse, se mio fio se sodasse, se podesse tirar l’Olandese a sto matrimonio, felice mi! felice la nostra casa! Voggio andar da mio fio, e voggio fina pregarlo in zenocchion, che el procura de metterse in grazia della putta, e farse benvoler da so barba. Velo là mio fio da galantomo: oe senti, Pantaloncin, vien qua, che t’ho da parlar. Bravo, in vece de vegnir, el me volta le spalle? Furbazzo, te chiapperò. (via)

SCENA XIII.
Madamigella Giannina con un libro in mano, e Beatrice.

Beatrice. Voi, madamigella, studiate sempre.

Madamigella. Leggo assai volentieri.

Beatrice. Che libro è quello?

Madamigella. La spettatrice.

Beatrice. Cosa vuol dire l’aspettatrice? Una donna che aspetta?

Madamigella. Oh perdonatemi; non vorrei sentirvi parlar così. La spettatrice vuol dire l’osservatrice: una filosofessa che osserva le azioni umane, esamina le passioni, e ragiona con buon criterio sopra vari sistemi del nostro secolo.

Beatrice. Come volete ch’io intenda certe parole, che hanno per me dell’arabico? Criterio? Cosa diavolo vuol dire criterio?

Madamigella. Vuol dire discernimento per distinguere il falso dal vero, il buono dal cattivo, il bene dal male.

Beatrice. Criterio sarà parola olandese.

Madamigella. No, amica, è parola italiana.

Beatrice. Non l’ho mai sentita in vita mia.

Madamigella. Vi compatisco. Vostro padre non vi averà permesso studiare.