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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/134


SCENA XII.

Servitore col tè, e detti.

Pantalone. Bevemo el tè. RaINMUR. Ben obbligato. (con riverenza, e bevono il tè)

Pantalone. Non avena mai stima, che dopo quattro mesi avessi de mi un cussi poco concetto. (bevendo RaINMUR. Sì, anzi tutto. (bevendo)

Pantalone. La vostra dota sarà segura. RainmuR. Sicurissima.

Pantalone. E la putta no la starave ben? Rainmur. No; perdonate.

Pantalone. Mo perchè no? Rainmur. Vostro figlio non è pontuale.

Pantalone. El xe zovene, el matrimonio lo soderà. Rainmur. Prima si assodi, e poi si mariti.

Pantalone. Finalmente son mi che ve la domanda. Rainmur. Per chi?

Pantalone. Per mio fio. Rainmur. Perdonate. (con riverenza)

Pantalone. E se la volesse per mi, me la daressi? Rainmur. Si, con tutto il core.

Pantalone. Bisogneria pò veder, se ella fusse contenta. Rainmur. Lo sposo ha da piacere a lei.

Pantalone. Donca no faremo gnente. Rainmur. Buon tè. Buon tè. (bevendo)

Pantalone. Ho inteso, monsù, vu ve burle de mi. Rainmur. Io? Mi meraviglio.

Pantalone. Compatirne, no me par de trovar in vu quella bona amicizia che m’ ave protesta. Rainmur. Provatemi.

Pantalone. Mi son un omo, che per i amici darave el sangue. Vu, compatime, no credo che f aressi cussi per mi. Rainmur. Provatemi.