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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/127


Pantaloncino. Ma pò un dì o Y altro ve salta el grillo de vo- ler indrìo i vostri bezzi, no ve fiderè, me fare andar in collera, onde xe meggio che ve li daga adesso.

Corallina. No, caro signor Pantaloncino, li tenga, mi faccia questa carità.

Pantaloncino. Via, per farve servizio, li tegnirò.

Corallina. E gli porterò anco quegli altri, quando il signor Pan- talone me li averà restituiti.

Pantaloncino. Ma sora tutto, vardè che noi se sappia. No stè a dir gnente a nissun. Gnanca ai vostri parenti ; gnanca al vostro moroso.

Corallina. Oh, io morosi non ne ho.

Pantaloncino. Eh galiotta, ve!

Corallina. No davvero!

Pantaloncino. Vustu far l’amor con mi?

Corallina. Oh, col padrone non me ne intrico.

Pantaloncino. Vien qua, fame una carezza.

Corallina. Oh certo ! Chi vi pensate ch’ io sia ? Non fo carezze a nessuno io.

Pantaloncino. Tocchemose almanco la man, in segno d’amicizia.

Corallina. Né meno, né meno. Le mani non si toccano.

Pantaloncino. Sé molto delicata. Le man se tocca senza malizia.

Corallina. Io son così. Non mi lascierei toccar un dito.

Pantaloncino. Gnanca un deo? Se ti te lassi toccar un deo, te dono do zecchini.

Corallina. Oh sì, mi darete due zecchini per lasciarmi toccar un dito.

Pantaloncino. Te li dago da galantomo.

Corallina. Mi fate venir da ridere.

Pantaloncino. Eccoli qua, do zecchini per un deo. (li leva dalla borsa)

Corallina. Qyal dito mi vorreste toccare?

Pantaloncino. Me basta anca el deo menuelo.

Corallina. Due zecchini li buttate via.

Pantaloncino. Basta, me rimetterò alla vostra discrezion.