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62 ATTO SECONDO

Eularia. Io me la prendo di tutti.

Marchese. Di tutti ve la potete prendere, fuor che di me.

Eularia. Qualche volta me la prendo anche di mio marito.

SCENA XII.

Il Servitore, poi il Conte.

Servitore. Illustrisssima, è qui il signor conte Astolfo, che vorrebbe riverirla.

Eularia. (Oimè! Ecco un altro impiccio). (da sè)

Marchese. Donna Eularia, se ricevete il Conte, non vi provate il manto.

Eularia. (Se non lo ricevo, sapendo egli che v’è il marchese Ernesto, farà dei sinistri pensieri). (da sè)

Marchese. (Non vorrei che lo ricevesse). (da sè) Signora, spicciate il vostro sarto, fate sapere al Conte che siete occupata, ed io partirò, per lasciarvi in tutta la vostra libertà.

Eularia. Perdonatemi, signor Marchese, da voi non prendo regola per ricevere e licenziare le visite. Tirate avanti tre sedie. Dite al Conte ch’è padrone. (servitore parte)

Marchese. Ma il sarto...

Eularia. Sedete.

Marchese. Ora che viene il Conte, avete volontà di sedere.

Eularia. Quando prego voi di sedere, non potete dire che il complimento fatto sia per il Conte.

Marchese. Basta; le vostre grazie in ogni tempo, in ogni guisa mi sono care. (Il Conte è il mio tormento). (da sè)

Conte. Servo divoto di donna Eularia; amico, vi sono schiavo. (// Marchese lo saluta)

Eularia. Accomodatevi. (il Conte siede)

Marchese. (Ecco qui; il Conte trova la sedia preparata, ed io sono stato mezz’ora in piedi). (da sè)

Conte. In che si diverte la signora dorma Eularia?