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84 ATTO TERZO

Bonfil. Pamela, ritirati.

Pamela. Obbedisco. (Io parto, e questi due che restano, hanno il mio cuore metà per uno). (da sè, parte)

SCENA VI.

Milord Bonfil, Andreuve, poi Isacco.

Bonfil. Ehi. (chiama Isacco, il quale subito comparisce) Da sedere. (Isacco porta una sedia) Un altra sedia, (ne porta un’altra, poi parte) Voi siete assai vecchio; sarete stanco. Sedete.

Andreuve. Il cielo vi rimuneri della vostra pietà. (siedono)

Bonfil. Siete voi un uomo sincero?

Andreuve. Perchè son sincero, son povero.

Bonfil. Ditemi, qual è la vera ragione, che vi sprona a domandarmi Pamela?

Andreuve. Signore, ve lo dirò francamente. Il zelo della di lei onestà.

Bonfil. Non è ella sicura nelle mie mani?

Andreuve. Tutto il mondo non sarà persuaso della vostra virtù.

Bonfil. Che pretendete ch’ella abbia a fare presso di voi?

Andreuve. Assistere alla vecchierella sua madre. Preparare il cibo alla piccola famigliuola, tessere, lavorare, e vivere in pace, e consolarci negli ultimi periodi di nostra vita.

Bonfil. Sventurata Pamela! Avrà ella imparato tante belle virtù per tutte nell’obblio seppellirle? per confinarsi in un bosco?

Andreuve. Signore, la vera virtù si contenta di sè medesima.

Bonfil. Pamela non è nata per tessere, non è nata per il vile esercizio della cucina.

Andreuve. Tutti quegli esercizi, che non offendono l’onestà, sono adattabili alle persone onorate.

Bonfil. Ella ha una mano di neve.

Andreuve. Il fumo della città può renderla nera più del sol di campagna.

Bonfil. È debole, è delicata.

Andreuve. Coi cibi innocenti farà miglior digestione.