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288 ATTO SECONDO

Florindo. Oh me felice! Voi mi consolate; ditemi, che far deggio per meritarmi la vostra grazia?

Gandolfa. Volermi bene.

Florindo. Io vi amo teneramente.

Gandolfa. Se ciò fosse vero, stareste bene voi e starei bene anch’io.

Florindo. Io dico la verità, vi voglio bene assai.

Gandolfa. Caro figlio, mettete da parte il rossore, e ditemi se avreste difficoltà di sposarmi.

Florindo. Sposarvi?

Gandolfa. Sentite, vi assegnerò mille ducati l’anno d’entrata, e mille ve ne sborserò subito, acciocchè possiate fare i fatti vostri.

Florindo. (Eppure per causa del giuoco mi converrà sposare una vecchia). (da sè)

Gandolfa. Via, che cosa rispondete?

Florindo. Signora, quanti anni avete?

Gandolfa. Veramente sono un poco avanzata, saranno ormai quarantaotto.

Florindo. (Oh maledetta! Credo ne abbia ottanta). (da sè)

Gandolfa. Se volete, facciamo presto.

Florindo. (Che cosa farò?) (da sè)

Gandolfa. Malanni io non ne ho; avevo qualche piccolo incomodo, ma ho prese le pillole e son perfettamente guarita.

Florindo. (Finalmente creperà presto). (da sè) Signora Gandolfa, voi siete una donna assai ben conservata, vi amo teneramente, e se volete, vi sposerò.

Gandolfa. Oh caro! Siate benedetto! Mi sento consolata tutta.

Florindo. Ma con patto che dei mille ducati l’anno, e dei mille che mi date subito, m’abbiate a far donazione.

Gandolfa. Sì, sì, ve la farò, ve la farò.

Florindo. (Oh giuoco indegno! Per causa tua ho da sposar un cadavere?) (da sè)

Gandolfa. Quando faremo le nozze?

Florindo. Quando volete.

Gandolfa. Io sono all’ordine anche adesso.