Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, V.djvu/300

286 ATTO SECONDO

Gandolfa. Giuocatore? Florindo è giuocatore?

Pancrazio. E come! Si è precipitato a causa del giuoco.

Gandolfa. Non è vero, la gelosia vi fa parlar così.

Pancrazio. Certo che io vi volevo bene.

Gandolfa. Via, caro signor Pancrazio, contuttociò potrete venir da me.

Pancrazio. Sì, ma il signor Florindo...

Gandolfa. Temete ch’ei sia geloso, è vero? Basta, mi regolerò con prudenza.

Pancrazio. Più tosto, se volevate maritarvi... mi sarei offerto io.

Gandolfa. Per me siete troppo vecchio.

SCENA XVI.

Colombina e detti.

Colombina. Signora Gandolfa.

Gandolfa. Che cosa volete?

Colombina. Vi è il signor Florindo...

Gandolfa. Florindo! Oh caro, oh vita mia!

Colombina. È venuto in casa di nascosto a tutti, e mi ha pregata ch’io l’introduca da voi: volete che lo faccia venire?

Gandolfa. Sì, subito, fatelo venire. Presto, presto, che venga.

Colombina. (Vorrà mangiar qualche cosa a questa vecchia; mi ha promesso un filippo, se lo fo passare). (da sè, parte)

Gandolfa. Se avete da fare qualche cosa, potete andare.

Pancrazio. Mi cacciate via, eh?

Gandolfa. Ma, caro voi, che cosa volete far qui?

Pancrazio. Pazienza. (si asciuga gli occhi)

Gandolfa. Poverino! Non piangete, che già vi vorrò bene.

Pancrazio. Non credeva mai...

Gandolfa. Via, che fate piangere ancor me.

Pancrazio. Basta.

Gandolfa. Povero vecchio!

Pancrazio. Se mi voleste bene!...

Gandolfa. È qui il signor Florindo; andate via.