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IL GIUOCATORE 231

Florindo. (Fatelo venir questa sera).

Lelio. (Dubito che questa sera vada via. Fate quattro tagli, e se va bene, piantatelo).

Florindo. Volete che tagli io?

Lelio. Sì, tagliate voi.

Florindo. Via, ditegli qualche cosa. Brighella. (chiama)

SCENA XVII.

Brighella e detti.

Brighella. Signor.

Florindo. (Portate dei mazzi di carte). (sottovoce a Brighella)

Brighella. (Gh’è dei gran sussurri). (a Florindo, piano)

Florindo. Animo; carte. (come sopra)

Brighella. (Quando se tratta de zogar, nol s’arrecorda altro). (da sè, parte)

Lelio. (Giuochiamo a metà?) (piano a Tiburzio)

Tiburzio. (Sì, a metà).

Brighella. Ecco le carte. (La procura de giustarla col sior Pantalon). (a Florindo)

Florindo. Non mi seccate.

Brighella. Mi no lo seccherò più; sti siori ghe seccherà la scarsella. (parte)

Florindo. Signori, si vogliono divertire? Ecco un piccolo banco di dugento zecchmi. (vuota la borsa in tavola)

Lelio. Sì, divertiamoci un poco. Animo, volete puntare? (a Tihurzio)

Tiburzio. Lo farò per compiacervi. Per accompagnarvi il punto. (siedono)

Florindo. Animo, signori, ecco fatto il taglio.

Tiburzio. Sette, a due zecchini.

Florindo. Cari signori, so che è cattivo giuoco; ma vi prego per finezza di non mettere il sette.

Tiburzio. Per qual ragione?

Florindo. Perchè da ieri in qua il sette mi costa un tesoro.

Tiburzio. Metterò un altro punto. Tre, a due zecchini.