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PAMELA 95

Bonfil. Sì, un amico del vostro buon genitore. Siete forse de’ di lui casi informato?

Artur. Tutto mi è noto. Mio padre faticò tre anni per ottenergli il perdono, e pochi giorni prima della sua morte uscir doveva1 il favorevol rescritto.

Bonfil. Oh cieli! Il Conte ha ottenuta la grazia?

Artur. Sì, non manca che farne spedire il decreto dal Segretario di stato. Ciò rilevai da una lettera di mio padre non terminata, ma non potei avvisar il Conte, essendomi ignoto il luogo di sua dimora.

Bonfil. Ah! Questo solo mancava per rendermi pienamente felice.

Artur. Or sì, che giustamente sono eccitato a rallegrarmi con voi.

Bonfil. Ecco felicitato il mio cuore.

Artur. Ecco premiata la vostra virtù.

Bonfil. La virtù di Pamela, che ha saputo resistere alle mie tentazioni.

Artur. La virtù vostra, che ha saputo superare le vostre interne passioni; ma ora che siete vicino ad esser contento, calmerete lo sdegno vostro contro il cavaliere Ernold che vi ha offeso?

Bonfil. Non mi parlate di lui2.

Artur. Egli è pentito d’avervi pazzamente irritato.

Bonfil. Ha insultato me, ha insultato Pamela3.

SCENA XIII.

Isacco, poi Miledi Daure e detti.

Isacco. Signore, miledi Daure.

Bonfil. Venga. (Isacco parte)

Artur. Ella verrà a parlarvi per suo nipote.

Bonfil. Viene, perchè io l’ho invitata a venire.

Miledi. Milord, so che sarete acceso di collera contro di me, ma se voi mi mandaste a chiamare, non credo che l’abbiate fatto per insultarmi.

  1. Bett. e Pap.: uscì.
  2. Bett. e Pap. hanno invece: Ernold deve morire.
  3. Segue nelle edd. Bett. e Pap.: Sì, deve morire.