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IL POETA FANATICO 611

Tonino. Le mie leggerezze no le merita incomodar soggetti de tanta stima.

Eleonora. Avete dunque deciso, che la grazia sia preferibile alla bellezza?

Tonino. Sta decision per altro no l’ha gnente da far con ella.

Eleonora. No certamente, perchè io non sono nè graziosa, nè bella.

Tonino. Anzi perchè la grazia e la bellezza le se trova in ella unide perfettamente.

Eleonora. Voi mi mortificate.

Tonino. (La fa bocchin. La gode anca ella sentirse lodar. Tutte le donne le xe compagne). (da sè)

Eleonora. Voi per altro vi siete protestato, che una donna bella vi piace.

Tonino. Cospetto del diavolo! A chi no piaseravela?

Eleonora. Ma qual è la bellezza, che a voi piace più delle altre?

Tonino. Ghe dirò: quando m’avesse da innamorar, me piaserave una donna de statura ordenaria, ma più tosto magretta, perchè el troppo grasso me stomega. Averia gusto che la fusse brunetta, perchè dise el proverbio: El bruno el bel non toglie, anzi accresce le voglie. Voria che la gh’avesse do bei rossi vivi sul viso, la fronte alta e spaziosa, la bocca ridente coi denti bianchi, e sora tutto do bei occhi negri, piccoli e furbi. Una bella vita, un bel portamento, un vestir nobile e de bon gusto, che la parlasse presto e pulito, e che sora tutto la fusse bona, sincera, e affabile, e de bon cuor1.

Eleonora. È difficile trovar unite tutte queste prerogative.

Tonino. E pur la me permetta che el diga, le se trova in ella epilogade perfettamente.

Eleonora. Voi mi mortificate.

Tonino. (La va in bruo de lasagne). (da sè)

Eleonora. Voi siete un grazioso poeta.

Tonino. Son tutto ai so comandi.

  1. Questo era il ritratto di quella che faceva la parte di Eleonora: la signora Vittoria Falchi. [nota originale]