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610 ATTO TERZO

Ottavio. Mai più, mai più?

Rosaura. Sempre, sempre.

Ottavio. E senza lo sposo, mai più?

Rosaura. Per cagione dell’onestà.

Ottavio. Via dunque, andate subito a compor qualche cosa.

Rosaura. Oh, finchè non sono sposata, mai più.

Ottavio. Quand’è così, non perdiamo tempo. Venite con me, diciamolo anche a mia moglie, e su due piedi sposatevi, e non mi fate più sentire quel1 mai più.

Rosaura. Oh, quando sarò sposata, sempre, sempre.

Ottavio. Vieni in nome d’Apollo,

Vieni, in grazia d’Amore,
A porti al collo una catena, e al core. (parte)

Rosaura. Dolce catena, che mi giova e piace;

Per cui spero goder riposo e pace. (parte)

Florindo. E diceva che non sapeva fingere. Ma questo è l’effetto della gentilissima poesia. Suo padre me la concede colla speranza ch’ella abbia a scrivere sempre, sempre; ma quando l’avrò condotta a casa mia, farò che nuovamente ella dica, mai più2. (parte)

SCENA XI.

Sala dell’accademia.

Tonino ed Eleonora.

Tonino. Cossa vuol dir? Un’altra accademia! S’ha da far la lizion do volte al zorno?

Eleonora. Sono stata anch’io poco fa invitata con un’ambasciata dal signor Ottavio, ma non so a qual fine.

Tonino. Sarà per goder qualche frutto della virtù della gentilissima siora Eleonora.

Eleonora. Voi mi mortificate, signor Tonino; sarà più tosto per ammirar nuovamente la prontezza del vostro spirito.

  1. Bett.: quel maledetto.
  2. Bett.: mai più, mai più.