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IL POETA FANATICO 577

Corallina. Signora mia, permettetemi ch’io vi dica un apologo.

Beatrice. Che cos’è quest’apologo?

Corallina. Vuol dire una favoletta.

Beatrice. Io non mi curo delle vostre scioccherie.

Corallina. Sentitela, e non vi dispiacerà.

Cadde un pecorella dentro un pozzo,

E facea per uscir qualche schiamazzo;
Ed un lupo, che aveva pieno il gozzo,
La derideva e ne facea strapazzo.
Giunse il pastore e uccise il lupo sozzo,
E la pecora trasse fuor del guazzo:
S’io la pecora son, che si strapazza,
Rammentatevi il lupo, o gente pazza.

Beatrice. Come! Che temerità è questa? Dare a me di pazza?

Corallina. Signora, v’ingannate, io non parlo di voi.

Beatrice. Dunque di chi parlate?

Corallina. Parla la favola di chi ride del male altrui, di chi si beffa delle altrui miserie, di chi non porgerebbe la mano a un misero che si affoga, per trarlo fuori dal suo pericolo.

Beatrice. Io non ho sentimentimenti sì barbari. Piace a me pure la carità, ma mi piace farla a chi la merita.

Corallina. Sapete voi distinguere chi più meriti la carità?

Beatrice. M’insegnereste ancor questo? La carità la meritano i poveri che vanno questuando, quei che sono imperfetti, quei che domandano pietà colle loro lagrime, colle loro strida.

Corallina. Permettetemi ch’io vi reciti un’altra favola.

Beatrice. Mi direte qualche altra impertinenza?

Corallina. Non vi è pericolo.

Vi son quattro animali in una grotta,

Ciascun de’ quali il nuovo cibo aspetta.
Entra il custode, e tre di loro in flotta
Gli vanno incontro per mangiare in fretta.
Il coniglio non esce e non borbotta,
E quel che dagli il suo padrone, accetta.