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Aspasia. Può essere ch’ei l’abbia distesa.

Sancio. Può essere. Mandiamo a vedere.

Aspasia. Aspettate. Anderò a veder io.

Sancio. Sì, andate. Cara donna Aspasia, amatemi, come io v’amo.

Aspasia. Se vi voglio tanto bene! (Ma un bene così grande, che non lo posso vedere). (via)

Sancio. Manco male. Se spendo il mio denaro, almeno lo sagrifico per una che mi vuol bene.

SCENA X1.

Arlecchino vestito a lutto, con un mantellone e un gran cappello, in atto di mestizia, viene a passo lento e va per entrare da un altra parte; e detto.

Sancio. Arlecchino, dove vai?

Arlecchino. Vago a far un complimento alla Morte.

Sancio. Spiegati.

Arlecchino. Vago a incontrar la Morte, che vien a far una visita al segretario.

Sancio. Come! Il segretario è in pericolo di morte?

Arlecchino. Pianzì, sior patron, pianzì.

Sancio. Narrami, come sta?

Arlecchino. Pianzì, ve digo, pianzì.

Sancio. Perchè ho da piangere?

Arlecchino. Perchè no l’è morto tre anni avanti. (via)

Sancio. Costui mi mette in agitazione. Voglio assicurarmi che cos’è.

SCENA XI2.

Il Conte Ercole e detto.

Conte. Amico, dove andate?

Sancio. A vedere in che stato trovisi il segretario.

Conte. Il medico ora gli dà un vomitorio.

  1. Sc. XI nell’ed. Pap.
  2. Sc. XII nell’ed. Pap.