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IL TEATRO COMICO 47

SCENA IV.

Il Suggeritore con fogli in mano e cerino acceso; poi Placida ed Eugenio.

Suggeritore. Animo, signori, che l’ora vien tarda. Vengano a provare le loro scene. Tocca a Rosaura e Fiorindo.

Placida. Eccomi, son pronta.

Eugenio. Son qui, suggerite. (al suggeritore)

Placida. Avvertite bene, signor suggeritore: dove so la parte, suggerite piano; dove non la so, suggerite forte.

Suggeritore. Ma come farò io a conoscere dove la sa e dove non la sa?

Placida. Se sapete il vostro mestiere, l’avete a conoscere. Andate, e se mi farete sbagliare, povero a voi.

Suggeritore. (Già, è l’usanza de’ commedianti: quando non sanno la parte, danno la colpa al suggeritore). (entra e va a suggerire)

SCENA V.

Rosaura e Florindoa.

Rosaura. Caro Florindo, mi fate torto, se dubitate della mia fede. Mio padre non arriverà mai a disporre della mia mano.

Florindo. Non mi fa temer vostro padre, ma il mio. Può darsi che il signor Dottore, amandovi teneramente, non voglia la vostra rovina; ma l’amore che ha per voi mio padre, mi mette in angoscia, e non ho cuore per dichiararmi ad esso rivale.

Rosaura. Mi credete voi tanto sciocca, che voglia consentire alle nozze del signor Pantalone? Ho detto che sarò sposa in casa Bisognosi, ma fra me intesi del figliuolo, e non del padre.

Florindo. Eppure egli si lusingava di possedervi, e guai a me se discoprisse la nostra corrispondenza.

Rosaura. Terrò celato il mio amore, fino a tanto che dal mio silenzio mi venga minacciata la vostra perdita.

  1. Due parti della commedia che provano, recitate da Placida ed Eugenio.