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442 ATTO PRIMO

Sigismondo. Dice bene; questi arcani non sono accessibili alla gente bassa.

Luigia. Bastami che voi, don Sigismondo, troviate il modo di farglielo gentilmente sapere.

Sigismondo. Lo farò con tutto lo spirito, con tutta la cautela.

Luigia. Non fate sinistro concetto di me, poichè vi assicuro che i miei sentimenti sono onestissimi.

Sigismondo. Di ciò ne sono più che certo. Ella ama onestissimamente il signor Contino.

Luigia. No1; non è l’amore, che m’induca a procurarmi l’acquisto del cuor del Conte. Ma il mio decoro non soffre vedermi ancor preferita la figlia. Può credere alcuno2 ch’ella sia in un’età da far ritirar la madre dal più bel mondo, ed io troppo presto3 altrui cedendo il mio loco, tradirei me stessa, calpestando il più bel fiore dell’età mia. Don Sigismondo, m’avete inteso. (parte)

Sigismondo. Bel carattere è questo! Invidiosa sino della propria figlia. Le madri amano i loro figliuoli, sin tanto che questi non recano danno alla loro ambizione; e il piacere che provano nel vedere i figli de’ loro figli, vien loro fieramente amareggiato da quel brutto nome di nonna. Ma si lasci la Governatrice co suoi catarri, e pensiamo a noi. Eccomi in una carriera che mi promette la mia fortuna, scortato dalla dolcissima adulazione. Questo è il miglior narcotico per assonnare gli spiriti più vigilanti. Eccomi con questa ingegnosa politica fatto padrone del cuore del Governatore, secondando la sua pigrizia, e di quello della di lui moglie, adulando la di lei invidiosa ambizione. Queste imprese sono a buon porto: non mi resta, per esser felice, che superare l’ostinata avversione di donna Elvira, la quale, troppo innamorata di suo marito, non soffre le mie adorazioni. Ma la staccherò dal suo fianco, la ridurrò in necessità d’aver bisogno di me, e otterrò forse dall’artifiziosa simulazione quello

  1. Bett.: No assolutamente.
  2. Bett.: Se io perdo gli adoratori e lei li acquista, crederà alcuno ecc.
  3. Bett.: perderò troppo presto il credito e troppo presto ecc.