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SCENA ULTIMA1.

Il Bargello e detti.

Bargello. Con buona grazia di lor signori. Perdoni il signor Dottore, se vengo in casa sua a far quest’uffizio, ma sono costretto ad ubbidir chi comanda. Il signor Lelio favorisca venir prigione.

Lelio. Come! perchè causa?

Bargello. Benchè non sia obbligato a dirglielo, pure gli userò questa civiltà. V. S. va prigione per causa di una Romana, e vi starà sino che la sposerà.

Arlecchino. Caro sior, feme un servizio, fe che el staga preson fina che el me dà el mio salario.

Rosaura. Vi doverebbe anche stare per l’imposture contro di me macchinate.

Dottore. El ghe dovrev star, perchè l’è un busiar.

Lelio. Il silenzio del signor Fiorindo mi ha stimolato a prevalermi dell’occasione per farmi merito con due bellezze. Per sostenere la favola, ho principiato a dire qualche bugia; e le bugie sono di natura tanto feconde, che una ne suole partorir più di cento. Ora mi converrà sposar la Romana, per uscire di carcere. Signor Dottore, signora Rosaura, vi chiedo umilmente perdono, e prometto a tutti che bugie non ne voglio dir mai più. (via col bargello

Arlecchino. Sta canzonetta l’ho imparada a memoria. Busie mai più; ma qualche volta qualche spiritosa invenzion.

Dottore. Orsù, andem; Rusaura sposerà el sgnor Flurind, e el sgnor Uttavi darà la man a Beatrizz.

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  1. Questa scena si legge anche nella ed. Paperini (t. I) di Firenze, e in quelle che ne derivarono: ma il Dottore non parla più nel dialetto bolognese.