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270 ATTO SECONDO

SCENA XXIV.

Eugenio, Vittoria e Ridolfo.

Eugenio. Vile, codardo, fuggi? Ti nascondi? Vien fuori, se hai coraggio1. (bravando verso la porta della ballerina)

Vittoria. Se volete sangue, spargete il mio. (si presenta ad Eugenio)

Eugenio. Andate via di qui, donna pazza, donna senza cervello.

Vittoria. Non sarà mai vero ch’io mi stacchi viva da voi.

Eugenio. Corpo di bacco, andate via, che farò qualche sproposito. (minacciandola colla spada)

Ridolfo. (Con arme alla mano, corre in difesa di Vittoria, e si presenta contro Eugenio) Che pretende di fare, padron mio? Che pretende? Crede, per aver quella spada, di atterrir tutto il mondo? Questa povera donna innocente non ha nessuno che la difenda, ma finchè avrò sangue, la difenderò io. Anche minacciarla? Dopo tanti strapazzi che le ha fatti, anche minacciarla? Signora, venga con me e non abbia timor di niente. (a Vittoria)

Vittoria. No, caro Ridolfo; se mio marito vuol la mia morte, lasciate che si soddisfaccia. Via, ammazzami, cane, assassino, traditore; ammazzami, disgraziato; uomo senza riputazione, senza cuore, senza coscienza.

Eugenio. (Rimette la spada nel fodero senza parlare, mortificato.)

Ridolfo. Ah, signor Eugenio, vedo che già è pentito, ed io le domando perdono, se troppo temerariamente ho parlato. V. S. sa se le voglio bene, e sa cosa ho fatto per lei, onde anche questo mio trasporto lo prenda per un effetto d’amore. Questa povera signora mi fa pietà. È possibile che le sue lagrime non inteneriscano il di lei cuore? (ad Eugenio)

Eugenio. (Si asciuga gli occhi e non parla.)

Ridolfo. Osservi, signora Vittoria, osservi il signor Eugenio, (piano a Vittoria) Piange, è intenerito, si pentirà, muterà vita, stia sicura che le vorrà bene.

Vittoria. Lagrime di coccodrillo. Quante volte mi ha promesso

  1. Bett., Pap. ecc. aggiungono: Giuro al cielo, ti caverò tutto il sangue.