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264 ATTO SECONDO

SCENA XVII.

Eugenio ritorna dalla locanda, e detti.

Eugenio. Che è questo strepito?

Don Marzio. Di tabacco non la cedo a nessuno.

Leandro. Come va il desinare? (ad Eugenio)

Eugenio. Sarà presto fatto.

Don Marzio. Viene la pellegrina?

Eugenio. Non vuol venire.

Don Marzio. Via, signor dilettante di tabacco, andate a prendere la vostra signora.

Leandro. Vado. (Se a tavola fa così, gli tiro un tondo nel mostaccio).1 (picchia dalla ballerina)

Don Marzio. Non avete le chiavi?

Leandro. Signor no. (gli aprono ed entra)

Don Marzio. Avrà quelle della porta di dietro. (ad Eugenio)

Eugenio. Mi dispiace che la pellegrina non vuol venire.

Don Marzio. Farà per farsi pregare.

Eugenio. Dice che assolutamente non è più stata in Venezia.

Don Marzio. A me non lo direbbe.

Eugenio. Siete sicuro che sia quella?

Don Marzio. Sicurissimo; e poi, se poco fa ho parlato con lei e mi voleva aprire... Basta, non sono andato, per non far torto all’amico.

Eugenio. Avete parlato con lei?

Don Marzio. E come!

Eugenio. Vi ha conosciuto?

Don Marzio. E chi non mi conosce? Sono conosciuto più della betonica.

Eugenio. Dunque fate una cosa. Andate voi a farla venire.

Don Marzio. Se vi vado io, avrà soggezione. Fate così: aspettate che sia in tavola; andatela a prendere, e senza dir nulla conducetela su.

Eugenio. Ho fatto quanto ho potuto, e m’ha detto liberamente che non vuol venire.

  1. Bett.: gli getto un bicchiere di vino nella faccia.