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IL PADRE DI FAMIGLIA 91

Florindo. Oimè!

Fiammetta. Chi è questa?

Florindo. Non lo so. Chi siete?

Rosaura. Perfido, son Rosaura da te rapita.

Fiammetta. Oh meschina me! Che sento?

Ottavio. (Tra due litiganti, può essere che il terzo goda), (da sè)

SCENA XVI.

Pancrazio con uomini armati e lumi, e detti.

Pancrazio. Fermati, disgraziato. Con due donne? Chi è quest’altra? Signora Rosaura? Come! La modestina! La bacchettona! E tu, perversa, scappar via con mio figlio? Dove sono le gioje? Ah! ladro assassino, scelleratissimo figlio, anco i trecento scudi tu mi avrai rubato. E voi, signor Ottavio, che cosa fate qui?

Ottavio. Andava in traccia di quel povero sciagurato, lo cercava per rincondurvelo a casa.

Florindo. Non gli credete...

Pancrazio. Zitto là. Amici, (agli uomini armati) mi raccomando a voi; bisogna condur questa gente a casa; e giacchè c’è la figlia di Geronio, e che siamo più vicini alla casa sua che alla mia, conduciamoli là. Ancora voi, signore, ancora voi dovete venire.

Ottavio. Io? Come e’entro?

Pancrazio. Lo vedrete se c’entrerete. Se non voglion venir colle buone, strascinateli a forza in casa del signor Geronio; andate, che io vi seguito. (agli uomini)

Ottavio. Sono innocente, sono innocente. (partono tutti con gli uomini)

SCENA XVII.

Camera in casa del Dottore, con lumi.

Geronio e Lelio.

Geronio. Ah! Signor Lelio, sono inconsolabile!

Lelio. Mio fratello ha fatta una simile iniquità?

Geronio. L’ha fatta. Mi ha assassinato.