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522 ATTO PRIMO


in vita, gli sarò fedele anche dopo morte; e mi scoppia il cuore nel pensare che il cielo mi ha tolta la cosa più cara che aveva in questo mondo. Signor notaro, apra il testamento e lo legga.

Dottore. Non vi era bisogno che mio fratello gettasse via de’ quattrini per far testamento. L’erede è sua figlia; ed io, come più prossimo parente, son quello che l’ha da custodire.

Florindo. Io son figlio d’una sorella del signor Petronio, ed ho delle pretensioni contro la sua eredità; s’egli mi ha destinata sua figlia per moglie, come mi aveva lusingato di fare, tutto sarà accomodato.

Ottavio. Bisogna vedere se la signora Rosaura vi vuole. (a Florindo)

Florindo. Se il padre lo comandasse, la figlia dovrebbe obbedire.

Pancrazio. Animo, signor notaro, ci cavi tutti di pena.

Dottore. Potete tralasciare di legger per ora le cose superflue; ci preme solamente l’instituzion dell’erede e la nomina dei tutori.

Notaro. Vi servo, come volete. (legge) In tutti i suoi beni, presenti e futuri, mobili, stabili e semoventi, azioni, ragioni, nomi di debitori ecc. instituì ed instituisce erede sua universale la signora Rosaura, di lui figliuola legittima e naturale.

Dottore. Fin qui va bene.

Florindo. Questo è un atto di giustizia.

Notaro. Con patto però che ella prenda per suo legittimo consorte il signor Pancrazio Aretusi.

Florindo. Oh, questa è una bestialità!

Ottavio. (Oh me infelice! Ecco perduta Rosaura). (da sè)

Pancrazio. (Povero signor Petronio, mi fa piangere dall’allegrezza). (da sè)

Dottore. (Questo vecchio pazzo ha fatto fare il testamento a suo modo). (da sè)

Notaro. E se detta signora Rosaura non isposasse il signor Pancrazio e si volesse maritar con altri, o non prendesse marito, instituisce eredi universali per egual porzione il signor dottor Balanzoni, suo fratello, ed il signor Florindo Ardenti, figlio