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A SUA ECCELLENZA

IL SIGNOR

BERNARDO VALIER

PATRIZIO VENETO

E DEGNISSIMO AVVOGADOR DI COMUN1.


N

ON è perch’io creda di presentare a Voi, Eccellentissimo Signore, un dono degno della vostra mente sublime, o che aver possa la menoma relazione colla grandezza di quell’autorevole posto a cui v’ha, non ha molto, per i rari vostri talenti e distinte virtù la giustissima Patria gloriosamente innalzato, ch’io mi prendo l’ardire di fregiare questa mia povera fatica col vostro rispettabilissimo Nome; ma a ciò fare mi stimola quel vivo e divoto desiderio ch’io nutro di manifestare a Voi e al Mondo tutto, nella maniera a me possibile, l’umilissima mia riconoscenza per que’ tanti doveri, co’ quali mi ha stretto con tenacissimi vincoli di servitù riverente quella generosa bontà, colla quale vi degnate di riguardarmi.

Ben è vero però, che oltre a quel perspicacissimo intendimento esercitato in tutti gli ottimi studj, dal quale deriva quella penetrazione ammirabile, che vi distingue in ogni genere e di civile prudenza e di erudita Letteratura, possedendo Voi un cuore ripieno di umanità singolare, in certo modo naturalmente ne avviene che tutti i pensieri, tutte le parole e tutte le azioni vostre n’escano di tale dolcezza condite, che diffonde i suoi benefici effetti in

  1. È questa la prima lettera di dedica al Valier, poscia interamente rifatta, quale si legge in testa alla commedia nelle edd. Bettinelli (t. III) e Paperini (t. VI), e in altre precedenti all’ed. Pasquali.