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A SUA ECCELLENZA

IL SIGNOR

ANTONIO CONDULMER

PATRIZIO VENETO

E SENATORE AMPLISSIMO1.


FINCHÈ le mie Commedie chiamavano in2 Teatro le persone allegre soltanto, bizzarre, e, come suol dirsi, di mondo, tra me stesso io dubitava se fosse convenevole ad uomo onesto quella professione, nella quale violentato dal nativo mio genio mi andava impegnando. Era in concetto di scandaloso il Comico Teatro, e sebbene fin dal principio che mi diedi a scriver Commedie, mi fossi già posto in animo di voler sopratutto la modestia onorare, pur tuttavia mi affliggeva internamente il dolore di vedere il Mondo così malamente preoccupato, e non mi lasciava in pace il timore d’esser posto a fascio cogli altri tutti; per la qual cosa, nell’atto stesso che il genio comico a se mi rapiva, sentivami dal zelo della mia propria riputazione tirar addietro. Ma quando ho veduto che le persone nobili, di dottrina, di senno, di esemplari costumi e di grado cospicuo, hanno creduto degno di sè l’onesto divertimento delle mie Commedie, e frequentar pressochè tutte le sere il Teatro nel qual recitavansi, allora fu che ho preso animo e lena, e che, liberatomi da ogni sorta di scrupolo, mi sono intieramente, e con animo quieto e tranquillo, alla intrapresa mia professione abbandonato.

È indicibile la consolazione ch’io ho avuto, quando venni a sapere che V. E., Cavaliere tanto pio, tanto saggio, onorava sovente le mie Commedie. Erami nota per fama la virtù grande

  1. Nell'ed. Bettinelli (I. 1750) si legge: A Sua Eccellenza Il Signor Antonio Condulmer Senatore Amplissimo L’Autore. - Eccellenza ecc.
  2. Bettin.: al.