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118); recitata di nuovo a Mil. nel 1820 dalla comp. Bettini col tit. I viaggi ecc. (Giorn. dei teatri dello stesso anno, vol. VII in Biblioteca teatrale ital. e straniera edita a Ven.) Ibidem nel necrologio di Luigi Belletti si legge: «Brillò sulla scena specialmente nei caratteri dei Tonin Bonagrazia e dei Nicoletti mezza camisa, nei quali era inarrivabile». Così all’antico soggetto dei comici dell’arte, anche levato agli onor di commedia scritta, restò a lungo fida la fortuna, malgrado il cattivo esito iniziale. Di che altra efficacissima prova crediamo scorgere nella figura del cantastorie «Sior Tonin Bonagrazia», a mezzo il secolo scorso immancabile nelle feste popolari veneziane (cfr. Mantovani Lagune, Roma. 1883, p. 286 sgg., e L’ultima sera de carneval. In memoria dei costumi veneziani. Versi in vernacolo de autor anonimo Ven. 1844).

Il titolo è spiegato nella commedia stessa (a. III, sc. I). Le parole frappare e frappatore che valevano fingere, esagerare ecc. son frequenti nel linguaggio dei comici dell’arte. Dice il Capitano (cfr. Stoppato, La comm. popol. in It. Padova. 1887, p. 205):

          Guarda se questa spada brilla e canta:
          Né sia chi frappatore me chiamasse;
          Frappa sol quel che men del ver si vanta.

Frappare usava dirsi specie dei Napoletani (cfr. Croce, Pulcinella e il person. del Napoletano in commedia. Roma, 1899,p. 76). La Cortigiana dell’Aretino ha nel ritratto d’un Napoletano queste frasi: frappa a la Napoletana e ironicamente: esce dalla natura Napolitano s’egli frappa. E il Goldoni stesso parlando dell’ingaggiatore raguseo (voi. 1, p. 146 di questa ediz.) gli dà del frappatore.

Resta del G. a Marco Pitteri (vedi Dedica), il celebre incisore veneziano (n. nel 1702 - m. nel 1787; cfr. Delle Inscrizioni Veneziane di E. A. Cicogna, Ven. Molinari, 1842. Vol. 5.°, pp. 283-293 e Galleria dei letterati ed artisti Illustri delle Provincie veneziane nel sec. XVIII. Ven. 1824, voi. 2") ch’egli aveva conosciuto a mezzo del libraio Francesco Pitteri, una bellissima lettera (Masi, Lettere ecc. Bol. 1880. p. 114) da Milano, in data 17 VII 1754, dove il poeta ringrazia l’artista del ritratto da lui inciso e colà inviatogli. Si compiaceva della somiglianza, dell’esecuzione fine e originale e non meno della scritta lusinghiera: Caroli Goldoni veneti huius aetatis praestantissimi Comoediarum scriptoris effigiem ipsimet amoris ergo D. D. D. Marcus Pitteri. Incise il Pitteri 4 ritr. del G. (cfr. Inscriz.i di Cicogna, 1. e. 289-290 e le lettere B D E G nella tavola in fronte alla Bibliografia di A. G. Spinelli. Qui si allude al ritratto col berrettino).

E.M.

Questa commedia fu stampata dal Goldoni la prima volta nel t. X dell’ed. Paperini di Firenze, l’anno 1737, e subito fu ristampata a Pesaro (Gavelli, t. X. ’37) e a Torino (Fantino-Olzati, t. XIII, ’58): più tardi a Venezia (Savioli, t. IV, '70; Zatta, cl. Z.-K I. HI, ’90; Garbo, I. XIII, ’97) e ancora a Torino (Guiberl-Orgeas, t. XII, ’73), a Lucca, a Livorno ecc. Non si trova nelle edd. Bettinelli e Pasquali. — La presente ristampa seguì fedelmente il testo dell’ed. Paperini; e reca a piè di pagina le forme varianti delle edd. posteriori. Nelle edd. Zatta e Garbo si legge che la commedia fu «Rappresentata per la prima volta in Venezia l’Autunno dell’anno 1757», l’anno stesso cioè che uscì, rifatta. Valgono le osservazioni a pag. 238 del volume precedente.