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74 ATTO TERZO

Ottavio. Oh! siete qui, sorella?

Eleonora. Sorella? Che sorella? Ho finto di esser tale una volta per salvare la vostra e la mia riputazione. Son vostra moglie, pur troppo, per mia disgrazia; ed ora son qui venuta per salvare la vostra vita. Quell’altra che avete barbaramente ingannata, fingendo di volerla sposare, vi ha accusato alla Giustizia. I birri hanno cercato di voi alla locanda, ed io per carità sono venuta ad avvisarvi.

Ottavio. Ah Beatrice indegna! (vuol andare nella camera, ove sta Beatrice)

Fabrizio. Fermatevi. In casa mia non si fanno rumori.

Ottavio. E voi meritereste che vi ricompensassi, come mi suggerisce lo sdegno. (contro Eleonora)

Fabrizio. Zitto, dico. Rispettate la casa mia.

Eleonora. Son vostra moglie...

Ottavio. Siete la mia rovina. I birri mi cercano. Dove potrò salvarmi? Se mi trovano, son perduto.

SCENA XII.
Beatrice e detti.

Beatrice. Ho inteso tutto con mio rammarico, con mio rossore. Andrò io medesima a rimediare.

Ottavio. Andate, che un fulmine v’incenerisca. Ma a che prò mi trattengo col pericolo di esser preso? Signor Fabrizio, vado a procurar di salvarmi. (in atto di partire)

SCENA XIII.
Florindo e detti.

Florindo. Dove andate, signor Ottavio? I birri sono alla porta.

Fabrizio. In casa mia questi affronti?

Ottavio. O morire, o fuggire. (parte correndo)

Eleonora. Ah povero disgraziato!

Beatrice. Lo assista il cielo.