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542 ATTO PRIMO


gli fa mille correzioni, gli dà mille avvertimenti che fan venire il vomito. Se va a casa tardi, grida, se si diverte, borbotta: se va un galantuomo in casa sua, non lo guarda in faccia. È veramente fastidiosissima.

Pasqualino. Caro amigo, feme un servizio, no disè mal de mia mugier.

Lelio. Io non fo per dir male, ma vorrei un poco illuminarvi; che diavolo di figura volete fare al mondo, se siete perso e incantato nella moglie?

Beatrice. Siete stato in casa mia, Pasqualino; avete veduto quante carezze mi faceva il Marchese? I mariti poco guardan le loro mogli.

Pasqualino. Mo mi mo ghe voleva ben.

Lelio. Ma con tutto il ben che le vuole, le ha dato l’altra sera un potentissimo schiaffo.

Beatrice. È vero? (a Pasqualino)

Pasqualino. Ghe l’ho dao, lustrissima sì. (si asciuga gli occhi)

Beatrice. Che avete che piangete?

Lelio. Piange per lo schiaffo che ha dato alla moglie. Oh caro! Oh come siete dolce di cuore! Un altro dategliene, ma buono.

Beatrice. Povero Pasqualino! È poi di buon cuore, io gli ho sempre voluto bene. Vi ricordate che sono stata io quella che vi ha fatto sposar Bettma?

Pasqualino. Me recordo de quel bocon de spagheto che ho abuo in quela camera a scuro.

Beatrice. Ma poi tutto contento.

Pasqualino. La s’imagina; giera là che sgangoliva1.

Beatrice. Io ho procurato che Bettina fosse vostra moglie, per troncar i disegni di mio marito; e vi sono stati dei critici, che hanno detto che io vi ho fatto la mezzana contro il mio carattere di dama.

Lelio. Chi volesse badar alle critiche, troppo ci vorrebbe. Anche di me è stato detto che ho avuto poco cervello a credere alle

  1. Sgangolire, spasimare, anelare, bramare con avidità e struggersi per qualche cosa: Boerio.