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LA BUONA MOGLIE 541

Ottavio. Se avessi del denaro, gli taglierei.

Beatrice. Egli è piuttosto semplice, ma quel Lelio è accorto, non lo lascierà giocare.

Ottavio. Vado a dir loro quattro buone parole, e ve li mando. Trattateli dolcemente. Queste genti basse si gonfiano, quando si vedono trattati da pari nostri.

Beatrice. Sì, ma Lelio si prende troppa confidenza.

Ottavio. Quando si ha bisogno, conviene soffrir qualche cosa. Ve lo dico che nessuno ci sente. È un brutto impegno sostenere la nobiltà in camera, quando le cose vanno male in cucina. (parte)

SCENA XIII.
La marchesa Beatrice, poi Lelio e Pasqualino.

Beatrice. Non credeva mai di dovermi ridurre a questo passo. Mio marito non mi ha confidata la verità. Se sapeva che dovesse andare così, avrei procurato di mettere qualche cosa da parte. Avrei rovinato più presto mio marito, ma ora almeno non avrei bisogno di lui.

Lelio. Servo della signora Marchesa.

Pasqualino. Servitor umilissimo de Vussustrissima.

Beatrice. Vi riverisco; che fate Pasqualino? Che fa vostra moglie?

Pasqualino. Mia mugier credo che la staga ben. Xe do zorni che no la vedo.

Beatrice. Due giorni? Perchè?

Pasqualino. Avemo un poco cria, e so vegnù via in colera. Voleva tornar a casa a giustarla, ma sior Lelio m’ha desconsegià. El m’ha dito che bisogna star su le soe, e farse desiderar.

Lelio. Certo, il maggior castigo che si possa dare a una moglie è quello di non andare a dormire a casa.

Beatrice. Ma voi trattate male quella povera figliola. È tanto buona che non lo merita.

Pasqualino. Certo che de ela no me posso lamentar.

Lelio. È una dottoressa, che se fosse mia moglie, la bastonerei come un cane. Ogni volta che Pasqualino vuol prender danari,