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540 ATTO PRIMO

SCENA XII.
Brighella e detti.

Brighella. Lustrissima.

Beatrice. Hai qualche altra impertinenza da dirmi?

Brighella. Ghe xe do che voria farghe1 una visita.

Beatrice. E chi sono?

Brighella. Uno xe el sior Pasqualin, e l’altro el xe quel Lelio, fio de missier Menego Cainello.

Beatrice. Falli un poco aspettare, e poi li riceverò.

Brighella. Perchè mo li vorla far aspettar?

Beatrice. Perchè non voglio riceverli, se prima non mi fanno anticamera.

Brighella. Chi gh’averzirà la portiera?

Beatrice. Tu l’aprirai.

Brighella. Mi vado a comprar le do lirette de carne de manzo. Ghe dirò, se i vol vegnir, che i vegna e se no i vol vegnir, che i vaga.

Beatrice. Sei un temerario.

Brighella. Oh quanta spuzza! E si no la magna troppo, (parte)

Beatrice. Costui mi vuole tirar a cimento.

Ottavio. Se l’ho detto io. Il servitor del signor Orazio.

Beatrice. Sa tutti i fatti nostri, e per questo si prende tanta libertà.

Ottavio. Così è; quando i padroni non ne hanno, i servitori li burlano.

Beatrice. Se non ne abbiamo, ne abbiamo avuto.

Ottavio. Vi è una gran differenza dal passato al presente.

Beatrice. E ne averemo.

Ottavio. Oh, qui sta il punto. Sentite, signora Marchesa, vi è Pasqualino che ha del danaro. Vi consiglio farvelo amico.

Beatrice. Ha del denaro? Facciamolo passare.

Ottavio. Gioca volentieri.

Beatrice. Facciamolo giocare.

  1. Così Sav. e Zatta; Bettin., Pap.: far.