Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/549


LA BUONA MOGLIE 539

Ottavio. Fa una cosa, compra due libbre di carne di manzo, una libbra di riso, e fa che vi sia da cena per questa sera.

Beatrice. Ma che vi sia l’uva fresca di Bologna.

Brighella. Se ghe piase la uva, per spender manco, ghe porterò un per de zaletti col zebibo. (parte)

SCENA XI.
Il marchese Ottavio e la marchesa Beatrice.

Beatrice. Che temerario! No lo posso soffrire. Da dama che io sono, non lo voglio più al mio servizio.

Ottavio. Credo che uno di questi giorni se n’anderà, senza che lo mandiamo.

Beatrice. Ne troveremo un altro.

Ottavio. Sapete chi potremo prendere, che ci darà poca spesa? Il servitore del signor Orazio.

Beatrice. E chi è il servitore del signor Orazio?

Ottavio. Pulcinella colla testa di legno.

Beatrice. Ma che! Dovremo sempre essere miserabili?

Ottavio. Se non muor mio fratello, non so dove si rivolgeremo.

Beatrice. Non avete amici?

Ottavio. Li ho tutti intaccati.

Beatrice. I vostri patriotti?

Ottavio. Non ve n’è uno, che da me non sia stato frecciato.

Beatrice. Dunque che dobbiam fare?

Ottavio. Questo è quello che vo pensando, e non so che sperare.

Beatrice. Se io sapessi come, m’ingegnerei.

Ottavio. Possibile, che di tanti serventi che avete, non ve ne sia uno che abbia dieci zecchini da prestarvi?

Beatrice. Se non me ne avessero prestati degli altri, direste bene.

Ottavio. Sicchè ancor voi vi siete portata bene coi vostri amici.

Beatrice. Ho fatto quello che m’avete insegnato voi.

Ottavio. Le donne hanno una grande abilità per imitar i mariti viziosi.

Beatrice. Ancorchè le donne siano buone, quando hanno i mariti cattivi, diventano pessime.