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LA PUTTA ONORATA 497

Beatrice. (Costei è rara, come la mosca bianca). (da sè)

Pasqualino. Quele do maschere le me varda. Saravela mai la parona? Me par che quelo sia el so labaro. E quel’altra co la vesta e col zendà e co la moreta saravela mai Betina? Oh, el ciel volesse che la fusse ela! (da sè)

Beatrice. (Eh via, finiamola). (a Bettina)

Bettina. (No certo, più tosto scampo via). (a Beatrice)

SCENA XIX.
Il marchese Ottavio dalla porta del teatro con li quattro uomini, e detti.

Ottavio. Ecco mia moglie con Bettina. Amici, state pronti se vi è bisogno. (agli uomini)

Bettina. Oh povereta mi! Chi è ste maschere?

Beatrice. Non vi muovete.

Ottavio. (Prende con forza per mano la Marchesa, credendola Bettina, e dice) Vi ho finalmente trovato. Ora non mi fuggirete più dalle mani. E voi, signora maschera (a Bettina, credendola la Marchesa), se non avrete giudizio, averete a far meco. Pasqualino, che fate qui?

Pasqualino. Giera... cussi... andava a la comedia. (confuso)

Ottavio. Date braccio alla Marchesa, e accompagnatela a casa. Giuro al cielo, me la pagherete, (a Bettina non conosciuta) Venite, anima mia, andiamo a felicitare il nostro cuore. (parte colla Marchesa, e cogli uomini)

SCENA XX.
Pasqualino e Bettina.

Pasqualino. Lustrissima, son qua a servirla. La me favorissa la man. Come! No la vol? No la se degna? El paron me l’ha comanda, da resto... Almanco la me diga per cossa la m’ha