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LA PUTTA ONORATA 477

Beatrice. Mi farete piacere.

Scanna. La vegna qua, zecchini tutti de peso. (I cala almanco sie grani l’un). (da sè)

Beatrice. Mi fido di voi.

Scanna. Uno, do, tre, quattro... (numerando i zecchini)

SCENA II.
Il marchese Ottavio e detti.

Ottavio. (Mia moglie con un ebreo! Vediamo). (in disparte)

Scanna. Cinque, sie, sette, otto... (come sopra)

Ottavio. (Buono! E sono zecchini!) (osserva in disparte)

Scanna. Nove, diese, undese, dodese... (come sopra)

Ottavio. Signora moglie, mi rallegro con lei.

Beatrice. (Che ti venga la rabbia! È venuto a tempo), (da sè)

Ottavio. Zecchini in quantità! Brava.

Beatrice. Ma! Quando il marito non ha discrezione, conviene che la moglie s’ingegni.

Ottavio. Fa qualche buon negozio?

Beatrice. Impegno le mie gioje.

Ottavio. Fa bene. E per quanto, se è lecito?

Beatrice. Lo saprete quando le averete a riscuotere.

Ottavio. Ma non si potrebbe sapere adesso?

Beatrice. Signor no.

Ottavio. Galantuomo. Voi che avete più giudizio di lei, ditemi la verità, quanto le date?

Scanna. Trenta zecchini.

Ottavio. Ed ella vi dà in pegno le gioje?

Scanna. Lustrissimo sì.

Ottavio. Bene. E quanto paga d’usura?

Scanna. Non posso sentir sto nome d’usura. Avemo fatto el negozio de sedese soldi per ducato el primo mese, e do soldi i altri mesi per un anno.

Ottavio. Sì, questo è un negozio che l’ho sentito a proporre ancora, e so che in un anno si viene a pagar d’usura il trenta