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LA PUTTA ONORATA 449

Lelio. (Non ne ho bisogno, ma necessità), (da sè) Vi dirò, signore: io, in un mese, fra giuoco, osteria e qualche altro picciolo divertimento, ho mangiati cento zecchini, la spada, l’oriuolo, i vestiti, la biancheria; e non ho altro che quello che voi vedete.

Ottavio. Dite, amico, come vi piace menar le mani?

Lelio. Quando porta l’occasione, non mi faccio stare.

Ottavio. Avreste difficoltà di dar quattro bastonate ad un vecchio?

Lelio. Niente affatto.

Ottavio. Bene, se risolvete di farlo, vi darò un paio di doppie.

Lelio. (Un paio di doppie nel caso in cui sono, mi danno la vita). (da sè) Io non lo faccio per interesse; ma per non parere superbo, le prenderò.

Ottavio. La sorte ci favorisce. Eccolo che viene. Bastonatelo, ma non lo ammazzate, e ditegli che il Marchese di Ripaverde lo riverisce.

Lelio. Sarete servito. Ma poi...

Ottavio. E poi venite al caffè qui vicino, che segretamente vi darò le due doppie. Vecchio pazzo, conoscerai chi sono. (parte)

SCENA VIII.
Lelio, poi Pantalone.

Lelio. Si può far meno per guadagnare due doppie? Ne ho fatte tante a Livorno! Mio padre pochi denari mi mandava, e se non mi fossi ingegnato col mio giudizio e colla mia abilità, non avrei potuto mantenere i miei vizi. Ma ecco l’amico. Povero vecchio, mi fa compassione.

Pantalone. (Sto mio fio no vien; cossa vol mai dir sta tardanza! Xe pur vegnua la corriera1 de Fiorenza). (da sè)

Lelio. (Se lo bastono così all’improvviso, ho paura che caschi morto. Sarà meglio farlo con un poco di buona maniera). (da sè)

Pantalone. (Oh, che brutto muso!) (da sè, osservando Lelio)

  1. Barca corriera: v. il vol. precedente, a pag. 550.