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434 ATTO PRIMO

SCENA XVIII.
Strada.
Il marchese Ottavio incontrandosi con Pasqualino.

Pasqualino. M’ha dito sior pare che Vussustrissima me cercava. Son qua a recever i so comandi.

Ottavio. Ah, siete voi figlio di Catinello?

Pasqualino. Lustrissimo sì, per servirla.

Ottavio. Bravo, mi piacete. Siete un giovine ben fatto.

Pasqualino. Tuta bontà de Vussustissima.

Ottavio. Ditemi, avete verun impiego?

Pasqualino. Lustrissimo no. Fin adesso mia mare m’ha mandà a scuola. Ho impara a lezer e a scriver, e un puoco de conti; ma mio pare vuol che fazza el barcariol. Mi no so vogar. Sto mistier1 no me piase, onde me racomando a la protezion de Vussustrissima, che la me lazza la carità d’impiegarme in qualcossa anca mi, gramo zovene, che me possa inzegnar.

Ottavio. Avete abilità da tener una scrittura?

Pasqualino. M’inzegnerò.

Ottavio. Avete buon carattere?

Pasqualino. No fazzo per dir, ma scrivo stampatelo.

Ottavio. E bene, vi terrò al mio servizio. Averete due incombenze. Copierete le lettere e terrete i libri della scrittura di casa.

Pasqualino. Grazie a la bontà de Vussustrissima. Spero che no la s’averà da doler de mi.

Ottavio. Ma ditemi, caro... Pasqualino, non è vero?

Pasqualino. Ai comandi de Vussustrissima.

Ottavio. Vorrei che mi parlaste con sincerità.

Pasqualino. Mi la sapia che busie no ghe ne so dir.

Ottavio. Mi è stato detto che siete innamorato, è vero?

Pasqualino. Gh’ala paura che no fazza el mio debito? Anca che fusse inamorà, no ghe saria pericolo che abandonasse el mezzà.

  1. Sav. e Zatta: mestier.