Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/384

374 ATTO TERZO

SCENA XXV.
Monsieur le Blau e detti.

Monsieur. Madama Rosaura, vostro umilissimo servitore. (le bacia la mano) Mademoiselle Eleonora, m’inchino alle vostre bellezze, (bacia la mano per forza anche ad essa, che la ritira) Amici, son vostro schiavo. Marionette, buona sera. (tutti s’alzano e lo salutano)

Marionette. (Questo almeno rallegra la conversazione). (da sè)

Rosaura. Monsieur, prendete posto.

Monsieur. Il posto è preso per quel ch’io vedo; ma non importa. Sederò vicino a questa bella ragazza, (siede fra D. Alvaro ed Eleonora) Madama Rosaura, io resto maravigliato.

Rosaura. Di che?

Monsieur. Credevo di vedervi una gioja al petto, e non la vedo.

Rosaura. Volete dire il ritratto?

Monsieur. Parlo di quello.

Rosaura. Or ora ne sarete meglio informato.

Marionette. (In quanto a questo poi, la mia padrona fa poca giustizia al merito). (da sè)

Rosaura. Signori miei, giacchè vi siete degnati di favorirmi ed io sono qui, sedendo in mezzo di tutti quattro, prima che si moltiplichi la conversazione, intendo di farvi un breve discorsetto. Io sono stata, benchè senza merito, favorita ed ho da tutti riportato varie dimostrazioni di stima e di affetto. D. Alvaro coll’offerta del grand’albero della sua casa m’insuperbisce. Monsieur le Blau col suo ritratto m’incanta. Milord con ricche gioje mi sorprende. Il Conte con espressioni di tenerezza, di rispetto e di amore mi obbliga e mi convince. Vorrei esser grata a tutti, ma dividermi non è possibile; onde converrà che ad un solo mi doni. La scelta ch’io farò non sarà capricciosa, nè sconsigliata, ma figlia di buoni riflessi, giusta e doverosa. Milord non vuol prender moglie, ma tuttavia, se mai nel vedersi in confronto cogli altri, gli nascesse in mente qualche pretensione sopra di me, una dama inglese m’impone dirgli che si ricordi