Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/371


LA VEDOVA SCALTRA 361

Milord. Non vi conoscerò.

Rosaura. Datemi un segno per farmi conoscere.

Milord. Mostratemi quest’astuccio. (le dà un astuccio d’oro)

Rosaura. Tanto mi basta. (s’alza)

Milord. Volete partire? (s’alza)

Rosaura. Sì.

Milord. Vi servirò.

Rosaura. Se siete cavaliere, non mi seguite.

Milord. Vi obbedisco.

Rosaura. Milord, addio. (gli fa il solito inchino, e parte)

SCENA XI.
Milord solo.

Che piacere trovar una patriota fuor di paese! Quanta grazia si trova in quegl’inchini! Che dolce maniera di parlare senza superfluità! Questa dama mi conosce, mi ama e mi desidera; se è bella, quanto è gentile, è molto amabile; e merita ch’io le dia nel mio cuore la preferenza. Rosaura esige molto di stima; ma questa è dama ed è mia paesana, due condizioni che mi costringono a preferirla. (parte)

SCENA XII.
D. Alvaro, poi Arlecchino.

Alvaro. Monsieur le Blau m’è fuggito; trasportato dall’ira non mi voltai per vedere se mi seguiva. Non è azione da cavaliere; chi fugge i colpi della mia spada, proverà quelli del mio bastone. Lo cercherò, lo troverò. Porta il caffè. (I garzoni del caffettiere portano a D. Alvaro il caffè con alquanti biscottini)

Arlecchino. (Avanzandosi verso la bottega, osserva l’apparecchio del caffè per D. Alvaro) (Adess l’è tempo de refarme con el Spagnol). Cavaliero, il cielo vi guardi per molti anni.

Alvaro. Buon giorno. Arlecchino.