Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/369


LA VEDOVA SCALTRA 359

Conte. Ecco il sangue. Siete soddisfatto?

Milord. Sì. (ripone la spada)

Conte. Vado a farmi visitar la ferita. (parte)

SCENA X.
Milord, poi Rosaura mascherata all’inglese.

Milord. Se un’altra volta mi offende, la ferita non sarà sanabile al certo. Questo motteggiar italiano non mi piace. Gli uomini ben nati si debbono rispettare l’un l’altro; se la confidenza si avanza troppo, degenera in disprezzo. Ma chi è questa maschera vestita all’inglese?

Rosaura. (S'avanza, e fa una riverenza all’uso delle donne inglesi.)

Milord. Questa1 non è italiana. Quell’inchino grazioso2 fa conoscere ch’è d’Inghilterra),

Rosaura. (S’accosta a Milord, e gli fa un altro inchino.)

Milord. Madama molto compita, volete caffè?

Rosaura. (Fa cenno di no.)

Milord. Cioccolata?

Rosaura. (Fa cenno di no.)

Milord. Volete ponce?

Rosaura. (Fa cenno di sì.)

Milord. (Oh, è inglese3). (da sè) Portate ponce, (ai caffettieri) Chi4 vi ha condotta in questo paese?

Rosaura. Mio padre.

Milord. Che mestiere fa?

Rosaura. Il mestiere che fate voi.

Milord. Siete dama?

Rosaura. Sì, Milord.

Milord. Oh sedete, sedete, (avanza una sedia e le dà la man dritta) Mi conoscete?

Rosaura. Pur troppo.

  1. Bettin.. Pap., Sav. ecc.; Oh, questa.
  2. Bettin., Paper., Sav. ecc.: così grazioso.
  3. Bettin. aggiunge: senz’altro.
  4. Bettin., Paper., Sav. ecc.: Patriotta mia, chi.