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LA VEDOVA SCALTRA 353

Alvaro. (Un quadro attaccato al petto? Non si può credere), (da sè)

Monsieur. (Arlecchino l’intende male). (da sè)

Alvaro. (Il servo non l’interpreta bene). (da sè)

SCENA V.
Arlecchino e detti.

Arlecchino osserva, vede li due che leggono. Si avanza fra loro pian piano, e vedendo che hanno i due viglietti in mano, dati ad essi per errore, dice loro:

Arlecchino. Con bona grazia. (Prende li due viglietti ad essi di mano e li cambia, dando ad ognuno il suo; poi, con una riverenza, alla mutola parte. Li due restano e leggono.)

Monsieur. (Accetto con sommo aggradimento il ritratto, che vi siete degnato mandarmi, per la stima che io fo dell’originale). Oh, ora parla di me. (da sè)

Alvaro. (Ammiro sommamente il magnifico albero della vostra casa). Questa è l’espressione che si conviene. (da sè)

Monsieur. (Il mio non ve lo posso mandare, perchè non l’ho). Pazienza. (da sè)

Alvaro. (Ho veduto, che voi traete l’origine da principi e da monarchi). Bene, così è. (da sè)

Monsieur. (Tanto stimo questa gioja preziosa, che la voglio far legare in un cerchio d’oro, e portarla attaccata al petto). Oh espressioni adorabili! Oh carta per me felice! (la bacia)

Alvaro. (Se avrò l’onore di essere ammessa fra tante eroine, sarà nobilitato anche l’albero della mia casa). Non sarà per lei poca gloria. (da sè)

Monsieur. (Colui eseguì male la commissione). (da sè)

Alvaro. (Arlecchino falsificò il viglietto). (da sè)

Monsieur. (Scommetto che l’ha cambiato con quello di D. Alvaro), (da sè)

Alvaro. (Potrebbe avere equivocato col Francese). (da sè)