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LA VEDOVA SCALTRA 339

Rosaura. Nemmeno. Quei finti colori non mi possono assicurare della sua fedeltà.

Marionette. Fareste caso forse di quel bell’albero?

Rosaura. Non so disprezzare una nobiltà sì cospicua; ma ella non basta per porre in quiete il mio spirito.

Marionette. Eh già, lo so. La lettera del geloso avrà il primo luogo.

Rosaura. Marionette, t’inganni. So anch’io che un amante, per giustificarsi colla sua cara, sa fingere e inventare.

Marionette. Dunque non ne aggradite nessuno?

Rosaura. Anzi tutti.

Marionette. Ma tutti non li potete sposare.

Rosaura. Uno ne sceglierò.

Marionette. E quale?

Rosaura. Ci penserò. E credimi che nel risolvere non mi consiglierò col cuore, ma con la mente. Non cercherò la bellezza, ma l’amore e la fedeltà. Son vedova, conosco il mondo; e so distinguere che, per scegliere un amante, serve aprire un sol occhio, ma per scegliere un marito, conviene aprirli ben tutti due, e se non basta, aggiungervi anche il microscopio della prudenza. (parte)

Marionette. E poi farà come il solito di noi altre donne, si attaccherà al suo peggio. (parte)

SCENA XVIII.

Strada.

Milord e il Conte.

Conte. Milord, quant’è che non siete stato da madama Rosaura?

Milord. (Passeggia e non risponde.)

Conte. Veramente è una donna di grande spirito. Merita le attenzioni dei personaggi più riguardevoli. Voi avete fatto un’ottima scelta. Confesso che avevo per lei qualche poco d’inclinazione, ma dopo che ho veduto che vi siete per lei dichiarato, ho