Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/346

336 ATTO SECONDO

Foletto. Obbligatissimo a V. S. Illustrissima; e viva mill’anni V. S. Illustrissima. Francesina, a rivederci stassera. (parte correndo)

SCENA XV.
Rosaura, Marionette, poi Birif.

Marionette. (Sì, vieni, che stai fresco).

Rosaura. Eppure, dal modo di scrivere del Conte, conosco ch’egli mi ama davvero.

Marionette. Dovreste meglio capirlo dal regalo fattovi da monsieur le Blau; egli, mandandovi il suo ritratto, mostra il desiderio che ha di star sempre con voi.

Rosaura. Non mi piace quell’espressione di mandarmelo come una gioja.

Marionette. Via via, v’ho capito. Avete per il Conte il cuore già dichiarato. Buon pro’ vi faccia.

Rosaura. Credimi, ch’io sono tuttavia indifferente.

Marionette. Poter del mondo! Ecco un’altra ambasciata. Questa è una gran giornata per voi.

Rosaura. Costui chi sarà?

Marionette. Non lo ravvisate? Un servitore inglese.

Rosaura. Sarà il cameriere di Milord.

Marionette. Passate. (verso la porta)

Birif. Madana. (fa una riverenza)

Marionette. (Oh, ecco la serietà). (da sè)

Rosaura. Che bramate, galantuomo?

Birif. Milord Runebif manda me, perchè non può venir egli.

Rosaura. Bene, e così?

Birif. Manda questa bagattella. (le dà le gioje)

Rosaura. Oh che bella cosa! Osserva, Marionette, che magnifiche gioje!

Marionette. (Quest’è ben altro che la lettera amorosa!)

Rosaura. (E che il ritratto!) Ha detto nulla? (a Birif)

Birif. No, madama.