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334 ATTO SECONDO

Marionette. Andate in casa di vostro padre.

Rosaura. Avrei troppa soggezione.

Marionette. Maritatevi.

Rosaura. Questo sarebbe il partito migliore.

Marionette. Dunque, perchè lo differite?

Rosaura. Son confusa fra quattro amanti.

Marionette. Sceglietene uno.

Rosaura. Temo ingannarmi.

Marionette. Attaccatevi al Francese, e non fallirete1.

Rosaura. Ed io lo credo peggio degli altri.

Marionette. Se non lo volete voi, lasciatelo prendere a vostra sorella.

Rosaura. Ci penserò.

Marionette. Osservate un lacchè, che viene dalla sala correndo.

Rosaura. Che vorrà mai? Fallo passare.

Marionette. Un lacchè non ha bisogno che gli si dica2, Sono sfacciati di natura.

SCENA XIV.
Foletto lacchè, e dette.

Foletto. Servo umilissimo di Vossignoria Illustrissima.

Rosaura. Chi sei?

Foletto. Sono Foletto, lacchè dell’illustrissimo signor Conte di Bosco Nero, ai comandi di V. S. Illustrissima.

Marionette. Lo volevo dire ch’era servitore di un Italiano. In Italia non vi è carestia di titoli superlativi.

Rosaura. Che dice il Conte tuo padrone?

Foletto. L’illustrissimo signor Conte, mio padrone, manda questa lettera all’illustrissima signora Rosaura, mia signora. (le dà la lettera)

Rosaura. (Legge piano.)

Marionette. Amico, siete stato a Parigi?

  1. Bettin.: fallarete.
  2. Bettin.: che se gliel’dica