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LA VEDOVA SCALTRA 305

SCENA X.
Rosaura, Eleonora ed il Conte.

Eleonora. Sorella, bella conversazione che mi avete fatta godere; vi son tenuta davvero!

Rosaura. Compatite. Quegli è un uomo di buonissimo cuore, ma ha le sue stravaganze.

Eleonora. Per me non lo tratterò più certamente.

Conte. Milord1 ha il bellissimo cuore, ma io l’ho amareggiato dal dolor di vedermi mal corrisposto.

Rosaura. Di che vi lagnate?

Conte. Di vedervi far parte delle vostre grazie ad un forestiero.

Rosaura. Ma che! Sono io cosa vostra? Mi avete forse comperata? Son vostra moglie? Pretendete di comandarmi? Dichiaratevi, con qual autorità? Con qual fondamento? Conte, io vi amo, e vi amo più di quello che voi pensate; ma non voglio per questo sagrificarvi la mia libertà. La conversazione, quand’è onesta, è degna delle persone civili. La donna di spirito tratta con tutti, ma con indifferenza. Così ho fatto sinora, e se alcuno ho distinto, voi siete quegli; ma se ve ne abusate, io vi rimetterò nella massa degli altri, e forse vi sbandirò affatto dalla mia casa. (parte)

SCENA XI.
Eleonora ed il Conte.

Eleonora. Signor Conte, siete rimasto molto sconsolato. Ma vostro danno; la maledetta gelosia è il flagello delle povere donne. Fa bene mia sorella a levarvi questa pazzia dal capo. In quanto a me, se mi toccasse un marito geloso, lo vorrei far morir disperato. (parte)

Conte. Come si può fare a non esser geloso? Amo una bella donna e la trovo a sedere accanto d’un altro. Oh! la conversazione

  1. Bettin. qui e sempre: Il Milord.