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L'UOMO PRUDENTE 255


anco1 a Perlina, e poi un poca ancora a Moschina tua sorella, sai. Vieni, cara, vieni. (Leva della panalella dalla pentola con un cucchiaio, e la mette in un tondino in terra, vicino al focolare; poi mette in terra Perlina, acciò vada a mangiare, ed essa, dopo annasatala, fugge dentro alle scene. Rosaura rientra nella scena per ripigliare la cagna fuggita, e ne porta fuori un’altra simile a quella, ma di legno, dipinta come Perlina e ad essa somigliantissima, la quale dal popolo viene perciò creduta Perlina, e la pone vicino al tondino della panatella. come se fosse la prima cagna; poi dice) O via mangia, che ora vado a prender Moschina; quanto bene ch’io voglio a queste bestioline! Ma più però al mio sposino! (Parte. La finta cagnina, essendo snodata e raccomandata a vari fili, orditi al di sopra del teatro e ai laterali di esso, si fa giuocare, come se il veleno in lei operasse. Si vede fare dei contorcimenti, dei salii e dei capitomboli, e finalmente si vede stesa in terra, come morta. Rosaura torna colla medesima cagna di prima, che finge sia Moschina, sorella e simile a Perlina) Cara la mia Moschina, andiamo a mangiare la pappa colla sorellina. Ma che vedo! Perlina, che fai? Non mangia! È sdraiata! Par morta! O me infelice, che sarà mai? Perlina, Perlina dico. Non si muove. È dura, dura; quanta robaccia ha rigettata! Povera me! Perlina mia. (intanto che le va intorno, taglia i fili che la reggono2, e la tira avanti) È morta3; senz’altro è morta! Povera Perlina! Perlina mia! Oimè, che dolore ch’io provo! Oimè, non posso più!

SCENA IV.
Florindo e detta.

Florindo. Sposa, che avete? Che mai v’è accaduto di male? Perchè gridate sì forte?

Rosaura. Ah, caro Florindo, mirate là la mia Perlina, morta così in un tratto.È

  1. Sav. e Zatta: un poco ancora.
  2. ettin. e Savioli: legano.
  3. Pap. e Zatta: È morta, è morta.