Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/246

238 ATTO SECONDO


i pì1 in sta casa, (burlandosi di Beatrice) Se Rosaura non sposa altri che Florindo, la se vol invecchiar fanciulla. E questi sono scherzi della gioventù. Ah, ah, ah, quanto me vien da rider!

Beatrice. (La rabbia mi divora. Sento che la bile mi affoga. Voglio partire, per non dargli piacere colle mie smanie). (da sè) Sempre non riderete. Se non mi vendico, mi fulmini il cielo, mi strascini un demone nell’inferno. (parte)

SCENA XIII.
Pantalone, Rosaura e Florindo.

Pantalone. El ciel ghe fazza la grazia. Sior Florindo, coss’è sta metamorfosi? Ora mi vedete, ora non mi vedete?

Florindo. Già dalla signora Beatrice avete inteso come sono stato costretto ad uscire. Brighella poi mi ha illuminato e mi ha qui ricondotto. Per celarmi da vostra moglie, rientrai in questa stanza, ove piangente e quasi morta trovai la mia cara Rosaura. La consolai colla mia presenza, la presi per la mano, e stavamo sotto quella portiera ad aspettare il momento fortunato per presentarci a voi, senza l’odioso aspetto della signora Beatrice.

Rosaura. Perdonatemi, se ho trasgredito il vostro comando. Un eccesso di amore e di dolore mi ha trasportata in quella camera, ove avrei terminato di vivere, se non giungeva Florindo.

Pantalone. Orsù, no parlemo altro, se mario e mugier. Sior Florindo, no la creda che me vogia preveder de sta congiuntura per maridar mia fia senza dota, come fa tanti pari e tante mare al dì d’ancuoa: gh’ho destinà sie mille ducati, e questa xe la so carta de dota. Mille ghe ne darò alla man, per far qualche spesa che ghe vol per2 el sposalizio, e cinque mille ghe ne darò, quando la m’averà dito dove la li vuol segurar.

Florindo. Questo è tutto effetto della vostra bontà. Io non lo merito e non lo cerco.

  1. Al dì d’ancuo, al di d’oggi.
  1. Bett. e Psp.: pii.
  2. Zatta: per far.