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178 ATTO TERZO


ben. Andemo in casa, e se darà sesto a ogni cossa. Beatrice xe mia, Rosaura sarà del sior Lelio. Ela contenta? (a Rosaura)

Rosaura. Io farò sempre il volere di mio padre.

Dottore. Brava, ragazza. Voi mi date la vita. Caro signor Tonino, vi sono obbligato. Ma andiamo a far le scritture, prima che la cosa si raffreddi.

Tonino. Cussì tutti sarà contenti.

Florindo. Non sarò già io contento, mentre mi trafìgge il cuore il dolore d’aver tradita la nostra amicizia.

Tonino. Vergogneve d’averme tradio, d’aver procura de far l’azion più indegna che far se possa. Ve compatisse, perchè se sta innamorà, e se sè pentio della vostra mancanza, ve torno a accettar come amigo.

Florindo. Accetto la vostra generosa bontà; e vi giuro in avvenire la più fedele amicicia.

SCENA ULTIMA.
Pancrazio e detti.

Pancrazio. (Che vedo! Zanetto non è morto? Non ha preso il veleno? Quanto fui sciocco a credere che volesse farlo.) (da sè)

Dottore. Signor Pancrazio, allegramente. Abbiamo delle gran novità.

Pancrazio. Con buona grazia di lor signori. (chiama Tonino in disparte) (Ditemi, avete bevuto?) (piano al medesimo)

Tonino. Se ho bevù? Songio forsi imbriago?

Pancrazio. No. Dico se avete bevuto quel che io vi ho dato.

Tonino. (Zitto, che qua ghe xe qualcossa da scoverzera). Mi no, no ho gnancora bevù.

Pancrazio. Ma, e le donne che vi tormentano, come farete a soffrirle?

Tonino. Come gh’oggio da far a liberarme?

  1. Scoverzer, scoprire.