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174 ATTO TERZO

Dottore. E da chi?

Florindo. Non lo so; ma ho de’ forti motivi per crederlo.

Rosaura. Deh scoprite ogni indizio, acciò si possa vendicar la morte dell’infelice.

SCENA XXVI.
Tonino e detti, poi Arlecchino ed il Servo di Beatrice.

Tonino. Coss’è, siora Beatrice...

Dottore. Come! (si spaventa)

Brighella. L’anima de sior Zanetto? (come sopra)

Rosaura. Non è morto!

Beatrice. È vivo! (Tutti fanno atti di ammirazione, guardandosi l’un l’altro con qualche spavento.)

Arlecchino. (Esce col servitore dall'osteria, vede Tonino, lo crede anch’egli Zanetto e si spaventa) Oh poveretto mi!

Tonino. Com’ella? Coss’è sta? Coss’è sti stupori, ste maraveggie?

Dottore. Signor Zanetto, è vivo?

Tonino. Per grazia del cielo.

Dottore. Ma poco fa non era qui in terra disteso in figura di morto?

Tonino. No xe vero gnente. Son vegnù in sto ponto.

Brighella. Com’elo sto negozio?

Arlecchino. Adesso, adesso. (entra nell'osteria, poi ritorna subito) Oh bella! L’è mezzo morto e mezzo vivo. Salva, salva. (parte)

Brighella. Vegno, vegno. (fa lo stesso che ha fatto Arlecchino) Oh che maraveggia! Drento morto, e fora vivo.

Dottore. Voglio veder anch’io, ((fa lo stesso degli altri due) Signor Zanetto, colà dentro vi è un altro signor Zanetto.

Tonino. Zitto, patroni, zitto, che scoverziremo tutto. Lasse che vaga là drento anca mi, e torno subito. (entra nell’osteria)

Rosaura. Voglia il cielo che Zanetto sia vivo.

Beatrice. Benchè mi sia infedele, desidero ch’egli viva.