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172 ATTO TERZO

Colombina. Oh diamine! Ha la schiuma alla bocca. Certo gli è venuto male. Poverino! Voglio chiamare aiuto, perchè io sola non posso aiutarlo. (entra in casa)

SCENA XXIV.
Zanetto, poi Florindo.

Zanetto. Sentila... se la xe innamorada... la se despiera... e mi duro... ma... oimè, me manca el cuor... crepo, crepo... agiuto... agiuto...

Florindo. Come! Tonino in terra? Ecco il tempo di vendicarmi.

Zanetto. Un’altra donna me corre drio... (si va torcendo)

Florindo. (Ma che vedo? Que’ moti paiono di moribondo). (da sé)

Zanetto. So1 morto... So morto...

Florindo. (Muore davvero costui), (da sè) Ma che avete?

Zanetto. So morto...

Florindo. In che maniera?... che è stato?... (benchè rivale, mi fa pietà). (da sé)

Zanetto. Ho bevù... sì... le donne... Sior Pancrazio... oimè... oimè... so velenà... so morto... ma no... Via, donne... forti... duro, vedè... oimè. (muore)

Florindo. Ah che spirò il meschino! Chi mai l’ha assassinato? Come mai è egli morto? Che vedo? Ha un bicchiere vicino! Oh come è torbido questo vino! L’infelice fu avvelenato. (osserva il bicchiere, poi lo ripone in terra)

SCENA XXV.
Il Dottore, Brighella e Colombina di casa, e detti, poi Rosaura e Beatrice col Servitore, poi Arlecchino.

Colombina. Venite, signor padrone, soccorrete questo povero giovine. (al Dottore, uscendo di casa)

  1. Così Sav. e Zatta; Paperini ecc.: son.