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140 ATTO SECONDO

Bargello. Signore, se lei crede che colui sia veramente il ladro, ricorra, e gli sarà fatta giustizia. Io intanto darò la mia denunzia, appoggiata alle di lei querele. Se lei ha prove, vada in Cancelleria e le produca. (parte)

SCENA XV.
Zanetto, poi Beatrice.

Zanetto. Mi no so gnente cossa che el diga, mi no l’intendo, ma gh’ho speranza de recuperar le mie zogie. Le zogie che m’ha lassa mio sior barba, che el m’ha conta tante volte che el le ha portae da Venezia, co l’è andà a star alle Vallade de Bergamo.

Beatrice. Mio caro, abbiate pietà di me.

Zanetto. (Occhi de fogo, bocca de velen). (da sè)

Beatrice. Per carità, non partite. Ascoltatemi un sol momento; vi domando quest’unico dono: eccomi ai vostri piedi; vi muovano a compassione le mie lacrime. (s’inginocchia)

Zanetto. (Accosta una mano agli occhi di Beatrice) (I occhi mi no sento che i scotta. Fogo no ghe ne xe certo). (da sè)

Beatrice. Se m’udirete, rimarrete contento.

Zanetto. (Quella bocchina l’è tanto bella, che me lasseria velenar). (da sè)

Beatrice. Per vostra cagione ho posto a risico la vita e l’onore.

Zanetto. Per mi?

Beatrice. Sì, per voi, che amo più dell’anima mia; per voi, che siete l’unico oggetto de’ miei pensieri.

Zanetto. La me vol ben?

Beatrice. Si, v’amo, v’adoro, siete l’anima mia.

Zanetto. (Sei fusse un diavolo?... Ma l’è un diavolo tanto bello!) (da sè)

Beatrice. Orsù, l’amor mio non soffre maggior indugio, venite e datemi la mano di sposo.

Zanetto. (Oh questa me piase, senza tante cerimonie e tante solennità). (da sè)